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Varie2018-09-28T16:14:05+00:00

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Vezio Ruggieri è medico e psicologo. Professore di Psicofisiologia Clinica presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Roma “La Sapienza”. Insegna Psicofisiologia Clinica e Riabilitazione presso la Scuola di perfezionamento “Principi di Fisiopatologia e Psicodinamica in Riabilitazione respiratoria” (Facoltà di Medicina) Università di Roma “La Sapienza”. E’ Direttore del “Master triennale di Artiterapie ad orientamento Psicofisiologico” organizzato dall’Accademia di Storia dell’Arte sanitaria di Roma, dove è docente di Drammaterapia. E’ Presidente e fondatore dell’A.E.P.C.I.S. (Associazione Europea Psicofisiologi Clinici per l’Integrazione Sociale). E’ Regista teatrale e cinematografico. Suona il violino. Attraverso le sue ricerche ha elaborato un Modello Psicofisiologico Integrato per la Psicoterapia e le Artiterapie. E’ facile trovare Vezio in facoltà coi suoi studenti, perchè la porta della sua stanza è sempre stata “quella aperta”. Persona rigorosa nella preparazione, ma disponibile e amichevole, ha instaurato un gran numero di collaborazioni interdisciplinari scientifiche e formative.

Il modello psicofisiologico integrato del Prof. Ruggeri

> Cliccare qui per scaricare il file PDF della “Presentazione del Modello di Ruggieri del 18.02.2012”

La rappresentazione sinottica che segue, è un po’ una piccola grande sfida nella complessità del modello. Appare chiaro però che il filo logico per la comprensione del modello in questione, può derivare solo dalla lettura e forse dallo studio del libro “L’identità in psicologia e teatro”. Pietra miliare secondo me negli studi psicofisiologici sull’Io.
Lo schema può essere molto utile durante la lettura del libro, come riferimento per le connessioni dei vari concetti esposti. I concetti fondamentali da cui partire sono: l’Io come struttura-processo, il Protomentale e la Postura, i processi Immaginativi e Rappresentativi, il concetto di Appoggio.

Per Pio – di Susanna Bianchini (Direttrice Ifrep)
A poche ore dalla sua morte, è difficile delineare cosa abbia rappresentato Pio per noi e quale eredità ci lasci. E’ stata una persona geniale: era capace di ristrutturarsi profondamente nell’incontro con l’altro arrivando a parlare al cuore delle persone; sintetizzarne ora il profilo nella sua complessità e ricchezza è difficile. E tuttavia voglio provare, da questa complessità e ricchezza che hanno contraddistinto la personalità e la vita di Pio, a tirar fuori tre messaggi. Sono i messaggi che noi dell’IFREP potremmo cogliere rileggendo la sua storia con noi e assumere come nostra eredità. Un primo messaggio: “Abbiate il coraggio di esplorare territori nuovi pur di realizzare il progetto a cui tenete”. La sua esperienza con noi dell’IFREP parla di questo. Il suo sogno era di formare psicoterapeuti ed educatori capaci di cogliere le risorse delle persone con difficoltà psicologiche, capaci di sintonizzarsi sul loro dolore in modo da promuovere l’esperienza della compassione e capaci di sostenere la volontà di cambiamento per essere artefici della propria crescita. Quando Pio comprese che c’erano ostacoli nel realizzare questo suo progetto all’interno dell’Università Salesiana, d’intesa con i suoi superiori, divenne operativo all’esterno e nacque l’esperienza che oggi è condensata, da una parte nell’Associazione IFREP e dall’altra nella scuola di specializzazione dell’Ateneo Salesiano. Avendo un sogno ha saputo in modo propositivo interdipendere per realizzarlo. Un secondo messaggio che Pio ci lascia è quest’altro: “Guardatevi attorno e sappiate riconoscere le risorse dei vostri compagni di viaggio nella contingenza che la vita propone”. Credo che nessuno dei collaboratori della vecchia generazione così come di quella più recente avrebbe potuto avviare e proseguire la propria esperienza professionale, se non avesse sperimentato l’atteggiamento di fiducia profonda con cui si è sentito accolto, accompagnato e sollecitato da lui. Pio aveva la capacità di guardare le persone con occhio profetico e di puntare su loro anche se erano alle prime armi. In tal modo ha amalgamato un gruppo di professionisti capaci di essere “lievito” negli ambienti dove andavano adoperare: nacque così l’esperienza della scuola di specializzazione a Roma, seguita poi da quella di Mestre, di Cagliari, e a cascata quelle di Latina e Palermo. Infine: “Siate competenti e professionalmente aggiornati ma sappiate che non esiste teoria che possa spiegare la complessità ed il mistero di cui ogni persona è portatrice”. Ci teneva che collaboratori ed allievi padroneggiassero diverse prospettive teoriche dilettura della realtà intrapsichica e relazionale ma se percepiva che queste venivano usate come un “letto di Procuste”, stiracchiando la persona di qua e di là pur di confermare il punto di osservazione teorico adottato, allora si accalorava per smontare la rigidità colta nell’interlocutore. Questa eredità scaturisce da una profonda vita di fede ed una radicata fedeltà al suo sacerdozio, dimensioni mai ostentate ma che chiunque abbia interagito autenticamente con lui, ha potuto cogliere e liberamente valorizzare come testimonianza significativa per la propria vita.

Il prof. Don Pio Scilligo era nato l’8 gennaio 1928 nella frazione Chiesa del comune di Formazza (Verbania). Salesiano dal 16 agosto 1945, venne ordinato sacerdote il 24 luglio 1954 a Shillong (India).Conseguì il Dottorato in Scienze Psicologiche presso l’Università di Stanford, California U.S.A. (1968), dopo che aveva già ottenuto il Master of Arts in Education all’Università di S. Francisco, U.S.A., nel 1965. Dal 1976 al 1981 rivestì l’incarico di professore ordinario di Psicologia Sociale e Scolastica presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione dell’Università Pontificia Salesiana. Dal 1974 era, inoltre, docente associato di Metodologia della ricerca psicologica presso l’Istituto di Psicologia della Facoltà di Magistero (poi Facoltà di Psicologia) dell’Università degli Studi di Roma-la Sapienza.Fu promotore e poi Direttore del Centro di Calcolo elettronico dell’UPS (1970-1975) e Direttore dell’Istituto di Psicologia (1974-1977). Fu anche Direttore della Scuola Superiore di Specializzazione in Psicologia Clinica dell’UPS.Autonomamente aveva creato una scuola di specializzazione in Psicoterapia con sede centrale a Roma e due sedi periferiche a Mestre (VE) e a Cagliari.La scuola, afferente all’Istituto di Formazione e Ricerca per Educatori e Psicoterapeuti (IFREP), è riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica.In segno di riconoscimento per l’impegno di innovazione nelle scienze psicologiche, per l’ideazione e la fondazione delle scuole di specializzazione in psicologia clinica, per l’alto servizio di docenza e per il prestigio apportato all’Università Pontificia Salesiana sul piano nazionale ed internazionale, e come pegno di gratitudine di tutta la Comunità universitaria, il Magnifico Rettore, don Mario Toso, gli aveva consegnato la medaglia d’argento dell’UPS il 29 maggio 2009.

Il ritorno a casa di Pio Scilligo
Cari colleghi, questa mattina, 3 luglio 2009, alle ore 8,50 il nostro collega, prof. don Pio Scilligo ha terminato la sua vita terrena, all’età di 81 anni, salesiano da 64, prete da 55.
Ieri sera portandogli l’ultimo suo libro stampato a marce forzate dalla LAS, ci ha più volte salutato con il braccio e con un filo di voce ha ripetuto con la grande difficoltà che aveva a esprimersi: grazie, grazie, grazie. Noi gli manifesteremo ancora la nostra riconoscenza nella celebrazione eucaristica esequiale domenica 5 luglio alle ore 9,30 nella Chiesa dell’Università. Subito dopo, insieme con i parenti, alcuni di noi lo accompagneranno a Formazza (Vb), frazione Chiesa dove era nato e dove sarà sepolto.
Il Signore lo ricompensi del bene fatto a tante persone, all’Università, a coloro (e sono tantissimi) che intendono aiutare le persone con una psicoterapia umana, liberatrice, responsabilizzante, di cui lui è stato maestro e teorico riconosciuto a livello internazionale. E a noi dia la luce e la forza di continuare in quest’opera degna di stima e apprezzamento di fronte a Dio e di fronte agli uomini.
In comunione di mente e di spirito.
Carlo Nanni – Rettore dell’Università Pontificia Salesiana di Roma

Raffaele ha detto…
Ho accompagnato Pio insieme a Mara, Susy, Carla, Lucia, Roberta , Ela e Carlo Nanni nella sua valle. Carlo Insieme al Parroco ed altri sacerdoti hanno celebrato una messa alla presenza di molte persone della valle. La cerimonia è stata semplice e commovente, ha preso la parola anche il sindaco che commosso ha espresso ammirazione per Pio.
La cosa Incredibile è che Carlo la mattina presto andando in chiesa per i preparativi ha incontrato proprio nella chiesa dove c’era Pio il Cardinal Martini che era per caso in Val Formazza. Carlo gli ha spiegato chi era Pio e lo hanno salutato insieme.
Dopo la messa lo abbiamo accompagnato al piccolo cimitero accanto alla chiesa. Un cimitero piccolo, curatissimo pieno di croci di legno tipico di quella valle. Pio è sepolto davanti alla piccola chiesetta del cimitero; da li può vedere le sue montagne, credo che sia proprio felice di essere lì. Credo che noi quando vediamo delle montagne possiamo pensare a Lui e pensare che Lui ci possa vedere.

Marcello Costa vive ad Adelaide in Australia. E’ uno dei neuroscienziati che nei primi anni 80 ha fatto importanti scoperte sul tessuto neuronale dell’intestino, ha lasciato l’Italia per poter continuare le sue ricerche. I suoi studi sono importanti: l’elevato numero e la stratificazione dei neuroni scoperti nelle pareti dell’intestino, la loro massa di collegamenti e la presenza di neuromediatori come la serotonina, li rende molto simili a quelli del cervello: da qui la definizione dell’intestino come “secondo cervello”. Marcello è uno scienziato rigoroso, ma nel contempo persona di grandi qualità relazionali e di amicizia. Come neuroscienziato è un po’ il punto di collegamento delle nostre ricerche e osservazioni.

www.flinders.edu.au/people/Marcello.Costa
www.eoas.info/biogs/P004614b.htm
som.flinders.edu.au/FUSA/NEUROSCIENCE/neurogastro.htm

Sono un subacqueo da molti anni e la mia passione per le immersioni la sento molto vicina alla passione per la mia professione.

Il silenzio dove l’unica presenza è il mio respiro, le meraviglie del mare con l’incanto delle forme e dei colori, sono un’esperienza di profondità interiore.

Certo è una disciplina un po’ particolare, ma credo che questo tipo di esperienza, nelle condizioni adeguate e con le giuste indicazioni, possa essere anche qualcosa di riabilitativo e terapeutico.

Descrivo brevemente alcuni elementi psicologici che possono riguardare la subacquea.

PSICOLOGIA E IMMERSIONI SUBACQUEE
La psicologia essendo “scienza del comportamento” è implicata o implicabile in tutte le attività umane. La subacquea in quanto attività che possiamo considerare “estrema” rispetto al vivere ordinario, è luogo in cui i fenomeni psicologici vengono amplificati da una parte e possono condizionare l’attività subacquea dall’altra.

CAMPI D’APPLICAZIONE DELLA PSICOLOGIA SUBACQUEA

– DIDATTICA
Nella didattica subacquea, nell’insegnamento cioè degli elementi tecnici e sportivi necessari per ottenere i vari gradi di brevetto, la psicologia può entrare in gioco nell’ organizzazione della didattica stessa, perchè i contenuti siano di più chiara comprensione. Può essere utile agli istruttori per ampliare la loro cultura professionale ed avere qualche elemento in più per conoscere il gruppo e le persone che scenderanno in acqua con loro.

– CRESCITA PERSONALE
Attraverso l’attività subacquea si può osservare un aumento della conoscenza di sé e della consapevolezza delle proprie possibilità. Aumenta la capacità di rilassarsi e si affina il piacere nelle immersioni. Si apprende una rinnovata capacità di controllo degli impulsi e vengono amplificate l’attenzione all’altro e la socializzazione. Si impara ad affidarsi ad una comunicazione non verbale codificata.
Aspetti correlati di crescita sono anche a carico della motivazione, delle abilità cognitive, di pianificazione e della responsabilità. Anche il viaggio, il gruppo, il cambiamento percettivo e le sensazioni corporee connesse (come il respiro) sono elementi di sviluppo personale.
Alcune condizioni psicologiche sconsigliano l’attività subacquea, a meno che non si stia procedendo secondo un piano di intervento particolare e ben compreso dalla persona che si immerge. Si tratta di condizioni depressive, disturbi affettivi ed emozionali, ansia e attacco di panico, fobie generali e specifiche, aspetti ossessivo-compulsivi, aspetti maniacali. Ritengo comunque che in alcuni casi l’immersione subacquea, per quanto detto anche più sopra in merito alla crescita personale, possa fornire delle esperienze positive nella direzione del cambiamento e del miglioramento dei disturbi.

– PROMOZIONE E INFORMAZIONE
La psicologia subacquea con tutti i suoi aspetti positivi, può fornire materiale informativo sia nella promozione di viaggi particolari e situazioni di accoglienza, sia nella percezione più generale di affrontare le condizioni di immersione in un modo sportivo, naturalistico e di esperienza personale tonificante nel contatto con la vita sommersa; con un ritorno positivo nella vita quotidiana “di superficie”.

Chi lo desidera può approfondire i temi qui esposti leggendo: “Psicologia e psicodinamica delle immersioni subacquee” a cura di Gaetano Venza, Salvatore Capodieci, Maria Luisa Gargiulo e Girolamo Lo Verso – FRANCO ANGELI 2006.